Rino Barillari, all’anagrafe Saverio Barillari. Il più grande paparazzo della storia italiana. Entra di diritto nella Hall of Fame di Calabrialibera.

Il motivo è davvero semplice, perché Rino Barillari, nato a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, nel 1945, ha immortalato su immagini una delle pagine più affascinanti della storia della capitale, Roma. Iniziò a 14 anni, lasciò la Calabria, ed andò da uno zio, che proiettava film nelle arene, ma iniziò a fare il fotografo vendendo i suoi negativi all’Ansa, all’Associated Press, alla Reuters.

Incominciando giovanissimo, ha fotografato molti personaggi della “Dolce vita” a cavallo tra il 1959 e 1960Liz Taylor, Ingrid Bergman, Jacqueline Kennedy, Barbra Streisand, Brigitte Bardot, Ava Gardner, Silvana Pampanini, Virna Lisi, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Marlon Brando, Vittorio Gassmann, Anna Magnani, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, i Beatles, Robert De Niro, Sylvester Stallone, Al Pacino, Francis Ford Coppola, Michael Jackson, Demi Moore, Angelina Jolie, Elton John, Matt Damon, Madonna, Maradona e Lady Gaga.

Una rissa con Peter O’Toole in Via Veneto gli porta la notorietà. È il 1963, l’attore gli spacca un orecchio e il padre del giovane Barillari sporge denuncia perché minorenne. Negli anni successivi intento a paparazzare personaggi come Frank Sinatra in Via Veneto al Café de Paris, Charles Aznavour in Via dei Condotti, l’astronauta americano Buzz Aldrin alla “Cabala” – Osteria dell’Orso, il marito di Brigitte Bardot Gunter Sachs von Opel presso Villa Pavesi a Genzano, Alfredo Bini con la top model Daniela Juan presso “Papè Satan” in via Tacito, Mickey Hargitay con la top Model Vatussa Vitta, Sonia Romanoff, Franco Nero a Fontana di Trevi, Elizabeth Taylor alla “Cabala”, Barbra Streisand in via dei Condotti, Mickey Rourke a Fregene, Claudia Schiffer “dal Bolognese”, Sylvester Stallone con la fidanzata Jennifer Flavin al ristorante “Alfredo all’Agusteo”, Mario d’Urso e Margaret d’Inghilterra al “Jackie’O”, Bruce Willis ai “Due Ladroni” in piazza Nicosia, viene strattonato e a volte picchiato dai bodyguard.

“Se nasci a Limbadi, provincia di Vibo Valentia, nel 1945, – scrive Barillari – vuol dire che la vita te la devi costruire pezzo per pezzo, te la devi proprio inventare, come fosse un film. Se poi hai uno zio che si fa aiutare mentre proietta i film hollywoodiani, lo sai che oltre il paesello c’è un altro universo, ci sono i divi del cinema e c’è tutto un mondo un po’ pettegolo e guardone che sogna appresso a quelli. E sogni anche tu e lo sai che la tua vita non può fermarsi a Limbadi. Allora scappi di casa, non hai manco 15 anni, e te nei vai nella capitale, caput mundi, cercando il prima possibile di uscire dalla strada in cui, certe volte, ti tocca anche dormire”.

Dagli anni sessanta in poi Barillari si occupa di cinema, degli anni di piombo e di vari episodi di cronaca nera lavorando per Il Tempo e dal 1989 per Il Messaggero.

È stato nominato docente honoris causa in fotografia presso la Xi’an International University nell’ottobre 2011. Il 24 luglio 2012 riceve la lettera di incarico da Huang Teng rettore della Xi’an International University. Il 9 dicembre 2012 partecipa alla trasmissione condotta da Paolo Bonolis “Avanti un altro!”

Trascorse la notte del 18 agosto 1966 presso il locale “La Bussola” di Viareggio dove si esibivano Charles Aznavour e Amália Rodrigues. All’alba del giorno successivo nei pressi di Altopascio, rimase seriamente ferito in un incidente stradale. Erano con lui altre due persone, tra cui il cantante Roby Ferrante, che perse la vita.

Durante 54 anni di carriera da paparazzo Rino Barillari ha collezionato 162 visite al pronto soccorso, 11 costole rotte, 1 coltellata, 76 macchine fotografiche fracassate, 40 flash divelti, numerose manganellate durante i tumulti di piazza e coinvolto in diverse sparatorie (terrorismo, rapine, rapimenti e fatti di cronaca nera).

“Ho fotografato Roma – racconta Barillari –  e le sue mille vite, una capitale in perenne movimento, che si è tirata dietro l’Italia intera. Sono stato incoronato come “The king of paparazzi” e, dopo quasi 60 anni di attività, fanno mostre sui miei scatti, come quella al Maxxi di Roma, recentissima, e addirittura un docu-film (entrambi a cura di Massimo Spano e Giancarlo Scarchilli). E adesso ti capita di leggere che le mie foto sono diventate immagini simbolo della storia italiana, che sei il fotoreporter più famoso al mondo e che hai fotografato, con occhio da artista e da cronista, 50 anni di storia d’Italia: me lo hanno detto, perché non ci pensavo. Mi studiano ovunque, persino in Cina. Che volete che dica? La foto si fa con la testa, non si può andar col telefonino e via scatti a raffica, non va bene così. Mai prendersi troppo sul serio ma, in tempi di selfie e tormentoni, un po’ di orgoglio te lo puoi perdonare!”.