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“Domani ti porto in un posto meraviglioso. Mai visto prima”, dissi a Ludovica in una calda e afosa serata estiva. Era un mercoledì di luglio inoltrato, la cena era stata appena consumata e la voglia di trascorrere del tempo in totale tranquillità era tanta.

Ludovica sta con me da 3 anni. Ci siamo conosciuti per caso, durante una di quelle feste di Capodanno che si organizzano nei ristoranti. Abbiamo passato momenti belli e momenti meno belli. La fiducia è alla base del nostro rapporto e andiamo avanti più che bene. Pochi giorni fa siamo tornati da una breve vacanza in Sardegna. Bella regione, ma adesso avrei desiderio di sorprenderla e portarla dove non è mai stata. Lei non è calabrese, è nata a Udine. Ha fatto tutto lì. Scuola, università. Poi, per una miriade di avvenimenti ha “scoperto” la mia terra. Per fortuna, aggiungerei.

“Sai, mi piaci anche perché saresti capace ad incuriosire chiunque”, bisbigliò all’orecchio, prima di darmi un bacio a stampo sulla guancia e preparare una piccola valigia. L’indomani mattina partimmo presto perché Scilla deve essere goduta. Da quelle parti, una leggenda narra che la stessa Scilla era una splendida ninfa, figlia di Crataide e Forco, che rifiutava tutti i prendenti. Trascorreva i suoi giorni in mare. Già, il mare che ci accolse con un colore azzurro cristallino. Una bellezza per gli occhi di Ludovica, la quale mai aveva visto un panorama da perdere il fiato. L’incredulità, mista a felicità, era tanta. Le presi la mano, delicatamente. Andammo in un bar sulla terrazza più esclusiva di Scilla.

Eravamo io, lei, il cielo azzurro e la brezza marina che accarezzava i nostri visi. Qualsiasi pensiero era sparito. Il tempo si era fermato. Prendemmo un caffè. Il più buono della mia vita. Con vista Scilla.

Redazione CalabriaLibera