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Apro Instagram, guardo svariate foto fino a quando il mio sguardo non viene catturato da un cavalluccio marino. All’inizio esclamo “Si troverà ai Caraibi. É meraviglioso”, prima di leggere attentamente la descrizione dello scatto.

Il pesce con la testa che ricorda un piccolo cavallo, però, è stato immortalato nella Baia protetta di Soverato, in Calabria. Si, la Calabria. La mia terra, quella capace di regalare panorami mozzafiato e spettacoli da far imbambolare chiunque. Come questo. La mia reazione è una gamma di emozioni che non si possono spiegare.

Mosso dall’entusiasmo, così, invio la foto ad amici e parenti lontani. Sono le 23.58, un po’ tardi per i miei amici Damiano (che sta a Venezia) e Carmine, il quale domani deve svegliarsi presto per aprire il suo bar a Modena. Ma ormai il tasto invia su Whatsapp è stato pigiato, non posso più tornare indietro. In fondo, far ammirare una foto così è importante, oltre ad essere una gioia per gli occhi.

A sorpresa, però, ricevo la risposta di entrambi. Damiano è al settimo cielo. Lui è amante del mare, vivrebbe in acqua perché “mi sento a mio agio”. E poi il mare è sempre il mare, afferma imitando Renato Pozzetto nel film “Il ragazzo di campagna”. Carmine, invece, rivive i ricordi dell’infanzia, quando all’età di 8 anni andava sott’acqua con la mascherina pagata 5000 lire sulla spiaggia. Era arancio e blu, con due vetri di plastica enormi. E vedeva un sacco di cavallucci marini, toccandoli e basta. “Un tuffo al cuore”, mi dice, prima ad elencare tutte le marachelle dell’estate del 1983.

Sono quasi le 2. I ricordi e gli aneddoti di un tempo si sprecano. Nessuno vuole andare a dormire. Il cavalluccio marino, oltre ad aver messo in risalto ancora una volta le meraviglie della Calabria, ha fatto riscoprire la nostalgia e la piacevolezza di una chiacchierata a notte fonda con gli amici di un tempo. E, come cantava Lucio Battisti, scomparso oggi come ventidue anni fa, “Capire tu non puoi, Tu chiamale se vuoi emozioni”.

Redazione CalabriaLibera