Ph: Instagram @a.n.t.o.n.i.o_377

Sono quasi le 15. Il canto delle cicale interrompe il silenzio tombale. Il cielo è stellato che più stellato non si può. Un vento leggero ferma per qualche secondo l’afa. In tv stanno trasmettendo le classiche televendite dei condizionatori. Ma non sono interessato. Non ho voglia di appisolarmi sul divano. Voglio solo fare qualcosa di appagante. Spengo la vecchia Brionvega grigia e mi dirigo in cucina. Stasera cenerò a casa.

Il mio stomaco inizia a brulicare. Ho voglia di un qualcosa di sfizioso. Fisso il tavolo per qualche minuto in attesa di un’idea. Ci sono. Preparo le crespelle, i “cuddureddi” per intenderci. Ho tutto: acqua, farina, sale, lievito di birra, olio e acciughe. Prendo un grosso recipiente di alluminio, come quelli che si usavano una volta. Inizio a versare la farina, l’acqua, sale e ancora acqua. L’impasto deve essere liscio, non granuloso. Non voglio fare errori anche perché sono meticoloso. Prendo un’altra ciotola, questa volta di plastica. Ha un bel colore, rosso fuoco per ricordare la passione della Calabria. Ci verso dentro l’impasto, coprendolo con una pellicola trasparente. Aspetterò un po’ di ore prima di scoprire il tutto. Un tempo necessario per prendere un vecchio scatolo impolverato in soffitta. Dentro ci tengo le foto della mia infanzia. Quando passeggiavo insieme a papà, mamma ed i miei nonni. Quando le tavolate prendevano il sopravvento su tutto, soprattutto a Natale. E c’è quella foto in cui mangio una crespella che strappa un sorriso al mio viso stanco. Avevo 5 anni, adesso che ne ho quasi 33 il tempo non sembra essere trascorso.

Con un pizzico di nostalgia, così, controllo l’impasto. Mi sembra buono. Riscaldo l’olio, scelgo accuratamente dei pezzi di impasto, gli aggiungo un pizzico di acciuga e li richiudo su stessi prima di immergerli nell’olio bollente. Il rumore della frittura è come una melodia romantica, quasi rilassante ma allo stesso tempo esaltante. Quegli anelli erano dorati, pronti per essere adagiati su un velo di carta assorbente e assaggiate. Stappo una bottiglia di vino rosso della mia terra e prendo una crispella. Al primo morso, il passato raccontato nelle foto contenute in quello scatolo impolverato riaffiora in un’esplosione di sapori. Un passato di cui ne vado orgoglioso.

Redazione CalabriaLibera