Roma – Non si puo’ dire se la zona colpita oggi dal sisma di magnitudo 5 puo’ generare terremoti piu’ forti, perche’ l’area e’ povera di informazioni storiche relative ai terremoti e ”rimaniamo col dubbio di capire se queste scosse possano preludere a una scossa piu’ forte” spiega Gianluca Valensise dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), esperto della sismicita’ della zona. Tuttavia, prosegue, ”l’Ingv da circa 15 anni ha formulato delle ipotesi di faglia sismogenetica dell’area, che stiamo verificando, e secondo le quali l’area potrebbe generare terremoti fino a magnitudo 6,5”. La zona, in ogni caso e’ gia’ considerata ad alta pericolosita’ nella mappatura ufficiale dell’Ingv. Dal punto di vista tettonico l’area non e’ diversa dalle regioni adiacenti, spiega l’esperto: ”e’ una regione che in questo momento geologico e’ sottoposta a una estensione, ovvero si allunga, perpendicolare alla direzione della catena appenninica”. L’area in particolare e’ in estensione, di circa 2 millimetri l’anno, ”un valore non diverso – spiega Valensise – dal resto dell’Appennino ma quello che differenzia questa zona dalle adiacenti e’ la mancanza di informazioni su terremoti avvenuti in passato, ovvero nel periodo coperto da dati storici, perche’ la zona per motivi di marginalita’ storica e commerciale e’ rimasta fuori dai canali normali delle informazioni storiche”. Si conosce la storia sismica dell’area negli ultimi 4-5 secoli ”ma – rileva l’esperto – se fosse avvenuto un terremoto anche piu’ forte di magnitudo 5 per esempio nel 1300, noi potremmo non saperlo, ma un sisma forte in quell’epoca ci direbbe che la regione ha la capacita’ di generare terremoti piu’ forti”. La storia, conclude, da una parte ci dice il massimo potenziale che abbiamo gia’ visto e se per definizione quel potenziale puo’ essere raggiunto ancora e dall’altra parte, dalla diffusione dei terremoti nel tempo, ci dice se l’orologio e’ pronto per una nuova scossa forte, ”tutto questo non e’ facile dirlo in quella zona”.