«Era ciò che dovevamo al papà ed alla famiglia di Fabiana Luzzi e di tutte le donne vittime di femminicidio e violenza in Calabria». Questo il commento del capogruppo in consiglio regionale di Democratici e Progressisti Giuseppe Giudiceandrea dopo che l’aula calabrese ha approvato, all’unanimità, l’ordine del giorno proposto all’attenzione del presidente dell’assemblea Nicola Irto. L’intero consiglio regionale della Calabria, dunque, ha deciso di sposare la proposta di Giudiceandrea e di contestare la concessione dei permessi premio a Davide Morrone condannato per l’assassinio della giovanissima Fabiana Luzzi, di soli 16 anni, avvenuto il 24 maggio 2013 a Corigliano.

Una decisione della magistratura che ha portato il padre della ragazza Mario Luzzi a scrivere al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha disposto ispezioni per delle verifiche. Il consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea legge in aula, davanti ai colleghi e alla giunta, l’ordine del giorno e riferendosi all’assassino sottolinea come questo «sia uscito dal carcere ed è stato sottoposto ad una misura restrittiva meno afflittiva avendo già usufruito di ben tre permessi premio. Il fatto che in queste occasioni i genitori della 16enne che uccise, possano incontrarlo per le strade della propria città oltre ad essere assurdo, come lo trovano assurdo i familiari della giovane donna uccisa, contempla la possibilità di atti e schieramenti di affronto e violenza potenziale fra le persone, e la città di Corigliano Rossano non merita questo latente stato di tensione».

«Benché nel rispetto della legge e della separazione dei Poteri dello Stato – ha continuato il capogruppo di Democratici e Progressisti nel suo intervento – occorre un fermo intervento del Presidente e di tutta la Giunta, affinché anche per motivi di ordine pubblico oltre che di rispetto per le vittime di femminicidio in questo Paese, si facciano promotori di qualsiasi azione presso il Sig. Prefetto ed il Ministro di Grazia e Giustizia, affinché questa odiosa anomalia abbia fine, nel rispetto di chi ha diritto al recupero pieno al tessuto sociale dopo aver scontato la pena afflittagli dall’ordinamento giudiziario, ma anche e soprattutto della comunità di Corigliano Rossano, delle donne già vittime di violenza, di quelle che potrebbero subirla ma soprattutto alla famiglia di Fabiana Luzzi, la cui giovane vita, è bene ricordarlo ancora una volta, venne spezzata con inaudita violenza e nessuna umana pietà». Davanti a tutto questo, le più alte istituzioni si sono unite a questo appello.

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