Fonte foto: Wikipedia

Amava il mare, la bella gente e l’estate (quella non troppo calda). Me la ricordo perfettamente quando, in una di quelle chat virtuali, parlava bene della Calabria. Un luogo in particolare, tuttavia, le scaldava il cuore come non mai.

Appena sillabavi la parola Diamante, Chiara andava su di giri. Il suo atteggiamento cambiava, la nostalgia prendeva il sopravvento su tutto, anche sulla “sua” Milano che amava profondamente. Una città caotica, ma affascinante allo stesso tempo. Ma Diamante era profondamente diversa, non solo territorialmente. Ce l’aveva nel cuore. L’arrivo, l’alba, i tuffi nel mare cristallino, lo sfondo dell’isola di Cirella, i pomeriggi passati in spiaggia, i tramonti, le cene con gli amici, le chiacchierate sul lungomare fino a tarda notte, la ripartenza per la Lombardia. In quella fetta di Calabria, Chiara stava bene. Dopo Milano aveva trovato la sua seconda “casa” e non poteva desiderare di meglio.

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Io, che la conoscevo da troppo poco tempo, avevo già capito un concetto. Per lei il mese di agosto sarebbe stato caratterizzato da un leggero senso di magone. Quello che si presenta quando non puoi fare una cosa che ti piace, ma non per colpa tua. Sarebbero stati 31 giorni di bei ricordi vissuti guardando il soffitto e, magari, sognando di poter tornare presto in quel luogo incantato, considerevole per la crescita sotto ogni aspetto.

Quel luogo rivissuto, seppur in parte, in una di quelle sere afose d’estate, dove il venticello caldo si poggia sulla pelle, peggiorando la situazione.
Mandai un messaggio: “Chiara, stasera c’è un sacco di gente a Diamante”.
“Eh, lo so. Come sempre”, replicò seccamente e, quasi, infastidita.
“Qual è il tuo piatto calabrese preferito?”, chiesi per cercare di stemperare quel clima che poteva trasformarsi in triste.
“Le pitticelle”, rispose.

Anche non vedendola, avevo immediatamente notato il ritorno del suo entusiasmo, misto al desiderio di mangiare, almeno un’altra volta nella vita, quella prelibatezza tutta calabrese, dagli ingredienti genuini. Quegli ingredienti che la rappresentavano totalmente.

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Decisi, dunque, si non tornare più sull’argomento. Avrei voluto fare altre domande, ma andava bene così. Avevo conosciuto una parte di lei, forse la più importante. Quella parte malinconica che faceva a pugni con il suo modo di essere battagliera, di discutere, ma fino a un certo punto. Chiara assomigliava tantissimo a Diamante. Bella, piena di luci, leale e ospitale. Con un pizzico di nostalgia. Che sparirà appena calcherà nuovamente la spiaggia. La “sua”.

Redazione CalabriaLibera