Catanzaro – Un gruppo ”di elevata capacita’ criminale”, attivo nelle estorsioni, anche ai danni dell’impresa modenese che ha realizzato il porto di Badolato, nel traffico di droga e nell’usura, con agganci in altre regioni, soprattutto in Lombardia. E’ questa, in sintesi, la cosca Gallace-Gallelli, operante tra Guardavalle e Badolato, colpita stamani da un’operazione dei carabinieri del Reparto operativo di Catanzaro e della Compagnia di Soverato e dai poliziotti della squadra mobile catanzarese. Una forza motivata dal legame con la Calabria, come ha spiegato agli inquirenti il collaboratore di giustizia Antonino Belnome, arrestato nel 2010 nell’ambito dell’inchiesta Infinito della Dda di Milano e condannato per l’omicidio di Carmelo Novella. ”Un locale – ha detto – e’ forte se ha le sue radici in Calabria e chi non ha questo cordone ombelicale non ha forza. Un locale che non ha questo e’ come se ha una zattera nell’oceano, non siete una nave”. Un chiaro riferimento alla partecipazione di alcuni componenti della famiglia Gallace sia al locale del basso Ionio catanzarese che a quello di Giussano. Dall’inchiesta della Dda catanzarese, sfociata nell’operazione di oggi, sono emersi gli interessi della cosca, a cominciare dal porto di Badolato con l’impresa che l’ha realizzato, la Salteg di Modena, costretta a subire estorsioni e l’imposizione di guardiania. E’ in questo filone d’indagine, condotto dalla squadra mobile, che e’ stato posto agli arresti domiciliari l’imprenditore nautico Antonio Ranieri, accusato di estorsione insieme ad altri per avere imposto alla societa’ la sua gestione del porto a scapito di altri con la prospettiva di una possibile guerra di mafia se cio’ non fosse avvenuto. Ma la cosca, capeggiata da Vincenzo Gallace, condannato all’ergastolo a Milano nei mesi scorsi e attualmente detenuto, secondo l’accusa, si sarebbe infiltrata anche nel Comune di Badolato. Tanto che il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, incontrando i giornalisti insieme a inquirenti ed investigatori, ha gia’ annunciato che proporra’ al Ministero dell’Interno, l’accesso antimafia. Una decisione che nasce dalla richiesta della Dda, rigettata dal gip, di arresto del sindaco Giuseppe Nicola Parretta, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e rieletto nel maggio scorso dopo una prima consiliatura iniziata nel 2008. E proprio in quelle elezioni, per la Dda catanzarese, Parretta avrebbe avuto il sostegno dei Gallelli, con alcuni dei quali e’ poi venuto in contrasto. Che l’appoggio ”sia avvenuto dietro promesse di utilita’ – scrive il gip – parrebbe desumersi dalla trascrizione sintetica” di alcune intercettazioni, ”tuttavia cio’ non e’ sufficiente per ritenere dimostrato il concorso esterno in associazione mafiosa”. Particolarmente inquietante, per gli investigatori, la capacita’ degli affiliati, emersa nel corso delle indagini, di avere notizie sull’inchiesta in corso e sulle attivita’ di intercettazione. Aspetti su cui si stanno concentrando adesso le indagini.

‘Lo Stato e’ presente ed abbiamo la sovranita’ del territorio”. Lo ha detto il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, incontrando i giornalisti insieme a inquirenti e investigatori dopo l’operazione che ha portato all’arresto di 25 tra presunti capi e gregari della cosca Gallace-Gallelli operante tra Guardavalle e Badolato. ””E’ l’ennesima batosta – ha aggiunto – che serve a far capire ai cittadini che tutti insieme possiamo farcela”. L’inchiesta, ha detto il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio, ha dimostrato come affiliati ad una cosca partecipino anche ad altri locali di ‘ndrangheta in altre regioni. Il questore di Catanzaro, Guido Marino, ha evidenziato come l’operazione ”fotografa un territorio che ha tollerato quattro parassiti di mafiosi che pensavano di spadroneggiare sull’economia locale. E’ l’ennesimo segnale alla cosiddetta societa’ civile che, o arriva la mazzata delle forze dell’ordine, o non arriva niente. Non c’e’ bisogno di eroismo, basta che ognuno faccia il cittadino”. ”L’inchiesta – ha detto il procuratore aggiunto della Repubblica di Catanzaro, Giovanni Bombardieri – e’ la dimostrazione che forze di polizia diverse possono lavorare insieme sugli stessi fatti. L’inchiesta ha consentito di porre alcuni punti fermi. Tra questi la partecipazione di uno stesso soggetto a cosche diverse. Inoltre e’ emersa la gravita’ indiziaria anche nei confronti di alcuni soggetti anche se non arrestati. Elementi che fanno ritenere come per la cosca fosse di interesse arrivare al controllo dell’amministrazione comunale. E’ emerso anche come alcuni degli arrestati fossero in condizioni di sapere alcuni sviluppi delle indagini e delle attivita’ di intercettazione. Segno della loro pericolosita”. Il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Catanzaro Giorgio Naselli ha sottolineato la grande professionalita’ dimostrata dagli operatori dell’Arma e della squadra mobile nel condurre le indagini, scambiandosi informazioni senza segreti, mentre il capo della squadra mobile catanzarese, Rodolfo Ruperti, ha evidenziato il ruolo del presunto boss Vincenzo Gallace, ”capo carismatico” della cosca. ”E’ lui – ha detto – che sta sempre sullo sfondo in ogni attivita’ illecita’, anche quando sorgono contrasti tra due fazioni dei Gallelli”. Il capitano Carlo Caci, comandante del nucleo investigativo del reparto operativo di Catanzaro, ha ricordato che le indagini prendono in esame il periodo che va dal 2007 ad oggi perche’ quello precedente e’ stato analizzato in un’inchiesta avviata a Catanzaro e poi trasmessa alla Dda di Roma e conclusasi con il riconoscimento dell’esistenza della cosca. Gli affiliati, ha detto ”imponevano ai villaggi turistici l’assunzione di familiari di detenuti e li costringevano a servirsi di certe ditte per i lavori di cui avevano bisogno”.