Ph: Matteo Brancati

Eravamo insieme. Ammiravamo le luci della città che illuminavano uno dei tanti mercoledì di luglio. Il vento le accarezzava il viso, scompigliandole i capelli lunghi. Il centro storico di Catanzaro era quasi vuoto.

Si sentivano solo le urla dei bambini che prendevano a calci un pallone in piazza, stranamente riempita solo da poche auto. Camminammo per tanto tempo. I passi veloci scandivano le lancette dell’orologio. Le ore sembravano minuti che trascorrevano velocemente. Lei parlava della sua vita. Del suo ultimo viaggio in Norvegia. Della bellezza dei fiordi, mentre i vicoli catanzaresi ci accoglievano con i loro profumi di Calabria. E il suo sguardo fu catturato da un cartello appena fuori da una porta, sul quale c’era scritto con un pennarello nero “Stasera morzello”.

“Cos’è il morzello?”, chiese incuriosita con il suo delicato accento milanese quando, all’improvviso, le presi la mano. Sorridevo e lei non ne capiva il motivo. Ci sedemmo su due sedie di legno impagliate. Come quelle di una volta. Di fronte un tavolino, sempre in legno, un po’ vetusto e graffiato ai lati. “Cosa vi porto”, disse il proprietario con la sua camicia bianca e il pantalone nero di lino. Si chiamava Filippo, una persona gentile. Con i capelli bianchi, brizzolati. “Due morzelli, nella pitta”, risposi. A quella parola, totalmente nuova nel suo vocabolario, lei tirò fuori uno sguardo incredulo, ma che significava anche curiosità. “E la prima volta che sento la pitta. Mi fido di te”, disse. Dopo cinque minuti, che sembravano interminabili per il mio stomaco, Filippo ci servì due pietanze tenute in un mano, mentre nell’altra aveva due bicchieri di vino rosso della casa. “Buon appetito, va mangiato con le mani”, ci consigliò In modo garbato. Lei lo fece, assaporando quella tenera carne immersa nella salsa di pomodoro piccante al punto giusto.

Le piacque. Era totalmente immersa in quel viaggio di gusto. Quel piatto, anche se non era lombardo, la faceva sentire in famiglia. Mi disse. Dopo tanto tempo. Dopo vari viaggi. Ed ero orgoglioso perché ero nella mia terra rendendo felice una persona. Lei.

Redazione CalabriaLibera