E’ una leggenda, ma è anche una grave patologia psichiatrica riscontrata in alcuni killer del passato. E’ la Licantropia, sono i lupi mannari. La Calabria, in cui nulla manca, possiede le sue leggende.

A Satriano (Catanzaro) si riteneva che i lupi mannari fossero seguiti dai cani e che andassero in giro a caccia di cibo.

Ma non è l’unica fonte che narra dei lupi mannari in Calabria. Veniva chiamato lupu pampanu, lupu minariumarcalupo.

Gli Arbëreshë di fine ‘800 e inizio ‘900 erano certi dell’esistenza del lupo mannaro, così come la gente del reggino degli anni ’40 e ’50. A Taurianova si racconta la leggenda locale di Micuzzu, giovane che si tramutava in lupo mannaro e che sapeva di esserlo. Allontanandosi sui monti conobbe un altro lupo mannaro, un vecchio, che gli spiegò come la loro condizione fosse dalla nascita e relativa ad una maledizione. Dunque, senza possibilità di essere altro.

A San Giovanni in Fiore il lupo mannaro aveva un nome e cognome, Feliceantonio Cucumella e faceva il guardiano in una vecchia fattoria di Nocella. Si narra che rimasto isolato in Sila con un compagno, senza più cibo, si alimentò con carne umana e fu colpito dalla maledizione diabolica diventando licantropo.
La gente di San Giovanni in Fiore si liberò della popolare convinzione solo alla fine del 1893, anno in cui Feliceantonio Cucumella morì nel sonno.

A Reggio Calabria il lupo mannaro si chiamava Zi Masi, un pescivendolo che si trasformava con la luna piena. Anche lì la leggenda terminò di essere viva con la morte dell’uomo.

A San Giorgio Morgeto, sempre nel reggino, si narra di una donna che sposò un licantropo senza saperlo e fu uccisa quando il marito si è trasformato dopo averlo seguito, visto che lo stesso si era allontanato per non farle del male.

L’opera “licantropa di Nicastro”, venne invece pubblicato nel 1883 a Londra nella guida turistica: “Cities of Southern Italy and Sicily”. E’ la storia di un lupo mannaro donna, alla quale il marito taglia una zampa ferendola. Poi scoprirà che la zampa è divenuta un dito di donna con l’anello della consorte. Era il dito di sua moglie, che scoperta fu condannata alle fiamme.

In tutta Italia e nel Nord Europa, i lupi mannari (dal latino lupus hominarius, cioè “lupo umano” o “lupo mangiatore di uomini”), hanno segnato secoli di storia. In ogni epoca della storia, da età preistorica ad oggi, persiste il mito dell’uomo lupo.

Esiste anche una sindrome riscontrata per la prima volta su Petrus Gonsalvus, il primo caso documentato di ipertricosi. La rara sindrome, detta anche sindrome del lupo mannaro, è caratterizzata da anormale crescita di capelli su tutto il corpo, compreso il viso e può essere presente alla nascita o manifestarsi nel corso della vita.