Una copia bellissima dell’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci è stata riscoperta in Calabria all’inizio del 2019.

Si trova a Saracena, nel Cosentino, nel convento dei Cappuccini, che risale al 23 giugno del 1588, per volere di mons. Carafa, vescovo di Cassano. Il convento acquisì importanza nel corso dei secoli XVII e XVIII diventando sede del noviziato e luogo di studi tanto che in esso trascorse un anno il Beato Angelo d’Acri.

Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte e Gioacchino Murat, la struttura venne abbandonata il 10 novembre 1811 dai frati i quali vi fecero ritorno successivamente nel 1854. Il convento fu definitivamente chiuso nel 1915 per mancanza di novizi e tra il 1917 e il 1918 venne usato come luogo di prigionia per i soldati austriaci e tedeschi.

Della splendida riproduzione, ritrovata dall’Associazione Culturale Mistery Hunters, non si conoscono data ed autore, ma secondo lo storico Vincenzo Napolillo sarebbe opera del pittore pugliese Giacomo Bissanti (1822-1879) poiché lavorò anche in altri edifici, in quella epoca.

Teoria smentita da prove prodotte dall’associazione che ha scoperto l’opera, poiché la stessa è certamente antecedente al passaggio del Bissanti, essendo citata in alcuni storici testi risalenti ad inizio 800. Di certo, da quando è stata riscoperta, poco è stato fatto per tutelarla, restaurarla e sfruttarla per farla divenire meta turistica mondiale. Nulla di esagerato, poiché nel mondo esistono copie dell’opera di Leonardo e tutte muovono un’enorme flusso di visitatori, ad esempio quella nell’Abbazia di Tongerlo, in Belgio.

Anche in Calabria, dunque, dovrebbe avvenire la medesima valorizzazione di quanto scoperto, tuttavia, come spesso capita da queste parti, turismo e cultura non sono adeguatamente utilizzate per quella che sarebbe, se effettivamente messa in pratica, un’immensa opportunità di crescita e sviluppo della regione.