di Danilo Colacino – Ci segnalano un po’, tanto in verità, di nervosismo nel fronte catanzarese interessato ad accaparrarsi la guida della Regione. Uno schieramento di centrodestra, come ovvio considerato lo scenario politico attuale, ma a cui tanti pezzi della sinistra cittadina hanno iniziato a guardare con profondo interesse in ragione della disarmante resa mostrata dai componenti del Governo giallorosso, che al di là di scaricare il governatore uscente Mario Oliverio non hanno saputo fare.

Un gruppo compatto, quindi, quello formatosi in cima ai Tre Colli in cui però, ancor prima di dare il via all’operazione, qualche problema sta insorgendo. Quale? Semplice: il sindaco Sergio Abramo che ha federato tutti – o quasi – sotto la bandiera della catanzaresità (slogan identitario in linea con la moda del momento, ma a nostro avviso errato se ci si candida a livello calabrese) tarda a ottenere l’investitura romana. Un disco verde che i fedelissimi del ‘plurisindaco’ danno ormai per scontato, mentre tuttavia il tempo passa e allo stato neppure si sa se ci saranno uno o, addirittura, due  centrodestra in lizza.

È vero, però, che nel 2005 l’allora aspirante presidente Agazio Loiero scese in campo ufficialmente appena 45 giorni circa prima del voto. Solo che lo stesso ex ministro non aveva la grana di uno schieramento, come premesso, diviso e caratterizzato da un’ala oltranzista, quella di Forza Italia, impegnata a fare la fronda. Certo, Abramo e i suoi lavorano al colpo di scena sul fotofinish ovvero allineare i forzisti locali al ‘progetto sergiano’ in nome dello…Scurdammoce o passato simmu ‘e Catanzaru paisà. Ma sarà così? Possibile, però ancora affatto sicuro, dal momento che l’uomo da ‘spostare’ di solito è di parola (quella data ai maggiorenti azzurri cosentini, e non solo, nella fattispecie) e oltretutto in un tale accordo finirebbe fatalmente con il rimetterci. E parecchio. A meno che non si metta altro sul piatto della bilancia.

     

Ma se quest’ultimo, in fondo, la barca in porto in un modo o nell’altro la riporta sempre, che dire invece della pletora di aventi causa (da Abramo) i quali sull’accorduni con il Sergio leader di Palazzo De Nobili e di quello di Vetro hanno fatto all in. Niente, se non che molti di loro – per necessità o ingenuità – hanno legato le fortune personali al Messia del capoluogo. Un’apertura di credito che per alcuni dei sottoscrittori dell’accordo, in particolare, dovrà chiudersi con il rientro del capitale e degli interessi. In caso contrario sarà ‘game over’ e da soci in affari potrebbero in un attimo trasformarsi in…Capponi di Renzo. 

© Riproduzione riservata.

Fonte