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Da piccolo non capivo perché, nel periodo più caldo dell’estate, ero costretto ad ammirare chili e chili di pomodori ammassati in enormi cassette di plastica gialle e rosse sbiadite trasportate da un camion vetusto guidato da un signore anziano con la barba incolta. Mi facevo tante domande, alle quali non c’era una credibile risposta.

Dopo, col passare degli anni, ho realmente compreso il significato di vedere tutta la famiglia, capeggiata dai miei nonni, ritrovarsi in una stanza caratterizzata da una piccola cucina e due fornelli enormi . La conserva di pomodoro, in Calabria, rappresenta un rito che tutte le famiglie, almeno una volta della vita, devono provare. Tra fine luglio e tutto il mese di agosto, infatti, la salsa fatta in casa è d’obbligo, o quasi. Accade da sempre. Accade da quando ero bambino. Da quando tornavo dal mare e trovavo il colore rosso dominare su tutto, anche su quello strofinaccio bianco con la Calabria disegnata.

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La curiosità, tuttavia, ogni volta che vedevo tutta la mia famiglia impegnata, era sempre più forte. E non c’erano amichetti che tenevano. Non c’era Filippo che, ogni pomeriggio, alle cinque puntuali citofonava a casa per la partita a pallone. No, in quel caso sapeva anche lui la mia voglia: quella di aiutare papà, mamma, zii e nonni per fare la conserva.

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“Claudio, mi prendi il basilico?”
“Un coltello, per favore. Ma quello senza la punta arrotondata”
“Ma questi pomodori dove li avete presi? Sono durissimi”.
“Iniziate a girare i pomodori nel “coddaruna” (pentola enorme).

Io, che ascoltavo quei dialoghi, ero un po’ affascinato. Vedevo tutti ai loro posti. Sembrava di stare in un’azienda, dove tutti gli operai rispettavano i loro compiti. Ed era romantico vedere il basilico, nel boccaccio di vetro e nelle bottiglie della gassosa al limone e della Brasilena, fare l’amore con quella salsa rossa e genuina che mi avrebbe fatto compagnia per tutto l’inverno.

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Ma, il momento più bello, anno dopo anno, arrivava sempre intorno alle 14 quando mia nonna proferiva una frase che faceva illuminare gli occhi ai presenti.
“Ma voi non avete fame? Che ne direste di assaggiare questa salsa con degli spaghetti? Ci metto poco”.

Erano parole che suscitavano in tutti una reazione incredibile. C’era chi abbozzava un sorriso. Altri che cambiavano espressione con la salivazione completamente azzerata. E poi c’ero io che, insieme ai miei cugini Simone e Mario, approfittando della nostra giovane età rispondevamo immediatamente “Siiiii”. Una specie di sentenza che veniva accolta con una sonora risata da parte dei presenti, vogliosi di mangiare pasta e pomodoro come si deve.

E quel chilo e mezzo di spaghetti, al dente come vuole la tradizione, dopo essere stati immersi in quella passata dal colore rosso fuoco valorizzata da un pizzico di peperoncino, venivano divorati in pochi minuti. Come in una favola (culinaria in questo caso) che vedeva la famiglia unita. Perché la conserva di pomodoro suscita Amore. Quello con la A maiuscola. Anche a distanza di anni. Anche adesso.

Redazione CalabriaLibera