Il nuovo Coronavirus, Covid-19, continua a preoccupare l’Oms, organizzazione mondiale della sanità. La diffusione dei contagi si espande ora tra Usa e Sudamerica, nel continente americano, e tra i Balcani in Europa, con nuovi focolai anche in Francia e Spagna.

In Calabria il primo caso è stato registrato il 2 marzo 2020, poi la crescita fino al 22 luglio, con 1243 casi positivi riscontrati in totale. Alla luce di 112649 tamponi testati, i casi positivi sono pochi e, molti di essi, sono persone giunte da fuori regione e involontariamente responsabili dei pochi focolai avuti.

Le vittime, diventate 97 lo scorso 29 maggio e rimaste fortunatamente tali fino ad oggi, sono persone anziane, spesso ricoverate in alcune Rsa calabresi, centri di contagi massicci. I guariti sono 1071 ed i casi attivi rimangono appena 75.

Dati che, soprattutto se comparati con quanto avvenuto in Italia nei mesi scorsi e quanto sta avvenendo attualmente in alcuni Paesi del mondo, raccontano una bassissima presenza del nuovo Coronavirus in terra calabra. Risultato che non arriva totalmente dalla casualità, ma giunge anche attraverso un isolamento estremo ed immediato dei territori coinvolti da focolai di contagio del virus. Il governatore Jole Santelli è stata citata dal New York Times per la sua strategia di contenimento, alla fine risultata molto efficace.

La provincia più colpita ad oggi è Cosenza, con 487 casi positivi registrati dall’inizio della pandemia. Segue Reggio con 297 casi, Catanzaro con 217, Crotone 121 e Vibo Valentia con 87 persone contagiate.

La più alta percentuale tra casi e popolazione la fa segnare ovviamente Cosenza, ma è appena dello 0,069%. Le statistiche parlano chiaro. Al momento in Calabria non sembra esserci alcuna emergenza sanitaria in corso e perfino le misure adottate dal Governo italiano attualmente sono quasi ignorate. Su tutto il territorio regionale, come avviene solitamente nei mesi estivi, le spiagge ed i luoghi della movida sono stati presi d’assalto. Zero mascherine, zero distanziamento. Ecco perché, nonostante il virus al momento è assente, il rischio di diffusione del Covid rimane alto, lasciando in perenne allerta le istituzioni.

Tuttavia, la realtà economica calabrese è decisamente preoccupante in seguito alle conseguenze del lockdown. La già non florida economia calabrese ha subito un colpo devastante. Chi è partito fa fatica ed ha visto dimezzarsi clienti ed entrate. Solo pub e locali da ballo sembrano tenere meglio, ma sono i principali luoghi nei quali si verifica l’assembramento indiscriminato.

In autunno, nonostante manovre finanziarie inoltrate dalla Regione, si temono ripercussioni ben più gravi sulla società calabrese. Condizioni che ne mettono a repentaglio la tenuta socio-economica, ma di contro, uno spiraglio di luce arriva dal settore turismo. Nonostante sia frammentario nella sua organizzazione e distribuzione, nonostante non vi sia in atto e da tempo un’azione politica di sviluppo e rilancio, la Calabria gode del suo attuale status di scarsa esposizione al Covid, dunque, come Expedia.it ha dimostrato attraverso una propria ricerca di mercato, è una delle mete preferite a livello nazionale.

D’altronde la Calabria, seppur protagonista negativa in ambito europeo, rimane una risorsa enorme per l’economia turistica dell’Italia intera. Magari sarà la buona occasione affinché la politica nazionale e locale comprendano che è giunta l’ora di valorizzare e sfruttare l’enorme potenziale in campo. C’è tanto da fare, molto da organizzare, programmare e progettare, ma la Calabria è benedetta dalla natura, attrezzata di grande cultura e testimone viva di tutta la storia europea. Il suo mare, i suoi paesaggi montani, la sua incredibile bellezza sono certamente un’ottima base dalla quale ripartire.

Redazione Calabria 7