E’ denominato ponte S. Angelo o di Annibale ed è uno dei quattro ponti del Diavolo presenti in Calabria.

E’ stato costruito dai Romani, nel II secolo a.C., tra il 131 ed il 121, e sorge a Scigliano, in provincia di Cosenza. Attraversa il fiume Savuto e fa parte della via Popilia, voluto dal console Publio Popilio Lenate. Collegava Reggio Calabria a Capua e la sua realizzazione, nonostante le tante leggende che riguardano il ponte, è stata voluta e messa in pratica dai Romani, che hanno estratto le pietre da una cava vicina, che ancora oggi porta i segni degli scavi.

La tradizione attribuisce quest’opera ad Annibale, che dimorò in Calabria, ma ogni caratteristica strutturale e prova storica dimostrano che tale credenza sia una fake news, denominandola con linguaggio moderno. Infatti, Annibale arrivò in Italia 80 anni prima della costruzione del ponte.

Il ponte, largo 3,45 metri, alto 11 metri e lungo circa 25 metri, è tra quelli denominati “ponte del Diavolo”, come diversi altri ponti che in Italia sono stati ribattezzati dalla chiesa Cattolica per cancellare il paganesimo romano. Non potendolo distruggere, come fatto con altre opere, essendo di notevole importanza per il passaggio sul Savuto, fu raccontato e tramandato che Sant’Angelo affrontò e sconfisse il Diavolo impedendogli di passare dal ponte. Il Diavolo sferrò un calcio per la rabbia e danneggiò il ponte, provocando un’apertura che fu chiusa con la restaurazione operata nel 1961.

Tra i vari miti legati al ponte sul Savuto, vi è la morte di Enrico II, detto lo zoppo, figlio dell’imperatore Federico II, che si gettò o fu gettato trovando la morte nel 1242. Poco dopo, nel 1271, morì precipitando dal ponte S.Angelo Isabella di Aragona, che, secondo quanto narrato, cadde da cavallo.

Il ponte, tuttavia, a prescindere dalle leggende, rimane oggi uno dei tre ponti più antichi d’Italia e fa parte del patrimonio Unesco. Incredibilmente, così come avviene per altre decine di monumenti e reperti storici presenti in Calabria, il ponte è abbandonato a se stesso, la zona non è stata mai curata e dedicata al turismo. Eppure, in Italia, è uno dei monumenti top. E sia attribuito ad Annibale, di Sant’Angelo o del Diavolo, una certezza c’è: in Calabria vi è tanto pane, ma i denti scarseggiano.