La sveglia suona alle 7 del mattino, anche se, in teoria, è un giorno festivo. La sera prima avevo visto mio padre, insieme ai miei nonni e zii, ragionare su come sistemare sedie e tavoli nel bagagliaio della sua fidata Fiat Panda 4X4 bianca.

E va così, da almeno 25 anni. Da quando ho realmente capito che il Ferragosto non è un giorno qualsiasi, bensì un vortice di emozioni che coinvolge la mente, le papille gustative e i sentimenti.

Il mio primo Ferragosto lo ricordo bene, come se fosse ieri. Era il 13 di luglio e già da quel giorno mia nonna si attaccò al telefono per organizzare il tutto. Chiamava praticamente l’intera famiglia: figli, nipoti, fratelli, sorelle e anche i cugini di Sidney. Per lei il Ferragosto era questo: trascorrerlo con i suoi cari, magari sorseggiando un bicchiere di vino rosso che più rosso non si può di fronte al lago.

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Un tempo non c’erano i cellulari, ma i telefoni con filo che catturavano le ore trascorse tra la calura estiva e l’eccitazione nell’immaginare la giornata. E attraverso la cornetta, oggi sparita per far spazio ai più moderni smartphone, mia nonna riusciva a far quadrare tutto alla perfezione, non senza fatica. Prima di andare in Sila, perché lei amava la montagna, si confrontava con mio nonno alla ricerca del posto migliore dove fissare tavolini e sedie. Non ci doveva essere quasi nessuno perché la famiglia era numerosa e il relax, dopo pranzo, era importante.

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Ricordo, così, che i bambini (come me) dovevano portare una busta con posate, piatti e bicchieri, mentre ammiravano gli adulti prendere e trasportare teglie di cibo e angurie giganti di svariati chili. Le donne, invece, apparecchiavano la tavola, alternando i bicchieri gialli con quelli rossi, verdi e rosa a seconda di chi prendeva posto in quel determinato spicchio di tavolo. I bicchieri rosa erano riservati alle donne, quelli rossi agli anziani, i verdi agli over 60 mentre i gialli ai maschi più piccoli.

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Uno dei momenti più belli, poi, era rappresentato dallo “scoprimento” delle teglie. C’era di tutto: la pasta al forno con la provola, salsa di pomodoro e le “vrasciole”, salsiccia, carne di qualsiasi tipo, insalata verde, il tutto accompagnato da formaggi, “soppressate”, vino e grandi quantità di pane casereccio fatto dalla signora Franca, vicina di mia nonna. Erano scene incredibili che io guardavo per memorizzarle eternamente, caratterizzate dalla classica partita a pallone con lo storico Super Santos (comprato il giorno prima a 5000 lire) il quale, a fine giornata, veniva perso nel burrone.

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E, ancora oggi, non ho mai capito perché il Ferragosto in Calabria non viene trasformato in una sorta di Evento con la E maiuscola, capace di coinvolgere ancora più persone nello stesso momento. Come una festa patronale, per intenderci, volto a richiamare l’attenzione anche di chi, il 15 di agosto, non ha voglia di uscire. E, per fortuna che ci sono i ricordi straordinari, quelli che non si offuscano mai nonostante la pandemia. Quelli che vivranno sempre dentro di noi, nella nostra mente. Quelli del classico Ferragosto calabrese di una volta.

Redazione CalabriaLibera