E’ passato alla storia come Re Marcone e per molti è stato il Robin Hood della Calabria. Una storia leggendaria, con versioni disparate sul suo destino. Nella Hall of Fame di Calabrialibera non può certo mancare.

Lui è il brigante calabrese Marco Berardi, nato in provincia di Cosenza, probabilmente a Mangone ed è vissuto nel XVI secolo. A capo di una delle più forti bande di briganti del tempo, costituì una sorta di governo esigendo tributi locali. Fu debellato dal viceré di Napoli P. Afán de Rivera duca di Alcalá.

Crebbe in una famiglia agiata e in piena adolescenza si trasferì a San Sisto dei Valdesi, paese nel quale la famiglia possedeva dei terreni e ne seguiva la coltivazione.

Nel 1560 fu denunciato, imprigionato e condannato ad essere bruciato vivo sulla piazza di Cosenza. Riuscì ad evadere e si rifugiò nelle montagne silane. Si unì a 1500 uomini, di cui divenne comandante, sposando l’ideale della lotta agli invasori ed al tribunale d’Inquisizione di Cosenza. Filippo II, temendo la fama che il brigante calabrese continuava a costruirsi, ordinò al Viceré di Napoli di scagliare contro Berardi tutte le milizie a disposizione, ma presso il fiume Neto l’esercito del re di Spagna fu sconfitto. Tento anche di conquistare Crotone.

Riuscì ad ottenere altre vittorie in battaglia, ma con un inganno fu nel tempo ridimensionato ed isolato. La svolta fu l’offerta dei reali spagnoli di una taglia a chi lo consegnava, mentre la Santa Inquisizione decise di concedere l’indulgenza a chi abbandonava Berardi e fu la mossa migliore contro il brigante. Molti lo losciarono ed alcuni tentarono anche di ucciderlo in agguati. Nei mesi seguenti, secondo quanto narrato, morì in solitudine in una grotta, con la sua compagna Giuditta, unica ad essergli rimasto fedele, ed il suo cadavere, ritrovato, fu esposto per ammonire il popolo ed intimarlo a non ribellarsi.

Tracce di Re Marcone, che fu così chiamato per l’offerta ricevuta dal re spagnolo di diventare Re della Sila, sarebbero nell’opera “La Città del Sole”, di un altro celebre calabrese, Tommaso Campanella. La filosofia sociale, ispirata alla perfezione, sarebbe stata ispirata proprio dalle gesta di Marco Berardi, un nobile diventato guerriero per difendere poveri e contadini. Padre pensatore di una Repubblica Popolare, che nel XVI secolo non ebbe eguali. Ancora oggi i cittadini di Mangone ne celebrano la figura ed anche una strada è stata a lui dedicata dal Comune.

Il Robin Hood calabrese che combatteva i ricchi per aiutare i poveri, immaginando una società guidata dal potere popolare e non dai sovrani. Un rivoluzionario che merita di entrare nella classifica dei calabresi più importanti della storia.