di Danilo Colacino – Abbiamo già parlato ieri delle grandi manovre che riguardano le candidature al consiglio regionale nella fascia centrale della Calabria. Un gioco di incastri e strategie in cui si stanno cimentando molti esponenti politici catanzaresi, parecchio interessati alla competizione. A cominciare da chi, nella scorsa legislatura, ha fallito il colpo, pur ottenendo numeri ragguardevoli in termine di consensi. Tre figure in particolare hanno faticato a inghiottire il rospo, anche se per un componente di questo ristretto gruppetto – seppur in corso d’opera – è arrivato un ripescaggio, per così definirlo, e addirittura una poltrona da capogruppo di Forza Italia a Palazzo Campanella davvero graditissimi. Di chi stiamo parlando? Nel caso di specie di Claudio Parente, a cui è toccata una sorte – malgrado i 4mila voti presi a fronte dei 5mila e 6mila abbondanti dei suoi colleghi, aspiranti consiglieri, di cui ci stiamo occupando – in fondo molto positiva. Ma c’è di più, lo stesso medico prestato alla politica, in caso di vittoria del centrodestra o dell’ala forzista (se ci sarà una corsa separata fra le varie anime dell’ampio schieramento un tempo guidato dal Cav) si ritroverebbe a fare l’assessore. E senza candidarsi. Parente sarebbe dunque chiamato in Giunta da esterno in quota Mimmo Tallini. Già, il coordinatore provinciale del partito azzurro che ha stretto un patto di ferro con lui.

I problemi degli altri due e di uno di loro soprattutto. Ma se Parente ha ormai un percorso incanalato, sempre a patto che la sua parte ottenga il risultato auspicato, chi è invece alle prese con una serie di nodi da sciogliere è Sergio Costanzo (nel 2014 in campo con gli oliveriani). Il leader di Fare per Catanzaro che sembrerebbe aver chiuso un accordo con la Lega, dopo una lunga fase di abboccamento, ha stavolta quasi l’obbligo di vincere le elezioni (forte di una straordinaria, ma purtroppo per lui infruttuosa, affermazione personale pari a quasi 6.700 preferenze ottenute) ed entrare così nell’assemblea di Via Cardinale Portanova. Un mancato successo lo costringerebbe infatti a continuare a misurarsi con una dimensione comunale in cui faticherebbe a imporre la sua linea, anche militando in futuro in un centrodestra unito ancora vincente a Palazzo De Nobili, alla luce dell’ostilità dell’influente fazione talliniana che gli è notoriamente avversa dopo la clamorosa rottura di qualche anno fa. In forte ambasce, però, è anche l’altro membro di questa triade: Fabio Guerriero. Il sindacalista erede insieme al fratello Roberto, attuale pubblico amministratore del capoluogo, di una nobilissima tradizione di famiglia iniziata dal compianto padre Pino è quindi parecchio dubbioso. Di certo non vuol prendere le distanze dal centrosinistra, dichiarandosi orgogliosamente Socialista e comunque vicinissimo alle posizioni del Pd, ma difficilmente sarà pronto a rimettersi in gioco se la coalizione dovesse essere ancora guidata da un Mario Oliverio a caccia del secondo mandato da governatore. Resta il fatto che pure Guerriero junior dispone di un tesoretto di oltre 5mila voti, che potrebbe mettere sul tavolo.

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