Giornata di studio Democrazia mafiosa a Catanzaro. Si è svolta questa mattina nell’università Magna Graecia, organizzata dall’associazione universitaria “DIKE” e dalla Fondazione Umg.

Nell’aula Salvatore Venuta ne hanno discusso il prof. Valerio Donato, presidente della Fondazione Umg, l’avv. penalista Giancarlo Pittelli, Vincenzo Salamone presidente del Tar, Wanda Ferro, parlamenteare e segretario della Commissione Antimafia.

 

L’intervento di Wanda Ferro

“Sostenendo l’approvazione della nuova norma sul voto di scambio politico-mafioso, abbiamo voluto richiamare la politica ad una maggiore attenzione nella ricerca del consenso, e vogliamo cambiare il modo in cui si svolgono le campagne elettorali, che devono svolgersi in maniera chiara e trasparente: la gente deve dare fiducia al politico per le cose che si impegna a fare per il bene della collettività, non per le utilità che può garantire a chi si impegna a portare pacchetti di voti. I voti vanno chiesti nelle piazze, sui mezzi di comunicazione, in luoghi aperti al pubblico, al confronto con la comunità. Alla luce del sole! Non con gli accordi nei salotti, nei retrobottega, nelle stanze chiuse. Diceva qualcuno che la mafia non spara più ai politici, li compra: vogliamo far capire alla mafia che c’è un mondo fatto di politici che non intendono farsi comprare. Abbiamo deciso da che parte stare, evitando ambiguità, e rendendo più solida la portata della norma nel contrasto al voto di scambio politico-mafioso, all’inquinamento delle competizioni elettorali e alle infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni da parte della criminalità organizzata  attraverso il contributo di politici corrotti”. E’ quanto ha affermato il segretario della Commissione parlamentare antimafia, on. Wanda Ferro, intervenendo al seminario di studi “Democrazia Mafiosa” organizzata all’università Magna Graecia di Catanzaro dall’associazione studentesca universitaria Dike, in collaborazione con la Fondazione Umg, e alla quale hanno preso parte anche il presidente della fondazione Umg Valerio Donato e il presidente del Tar Calabria Vincenzo Salamone. Wanda Ferro si è soffermata anche sul tema dell’omertà l’omertà delle vittime, che temono di denunciare i fenomeni estorsivi praticati in loro danno.  “Non possiamo sottacere che le vittime che denunciano – ha detto Wanda Ferro – non solo mettono a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari, ma sono obbligate a patire tutte le conseguenze negative della denuncia dal punto di vista emotivo e relazionale, discendenti dall’impatto con il sistema delle Istituzioni in generale e dell’apparato giudiziario in particolare, là dove, talvolta, viene frustrata ogni aspettativa di tutela e assistenza. Accade, non di rado, che la vittima dei tentativi di estorsione percepisca una sensazione di impotenza anche nei meccanismi della giustizia penale, secondo ritmi e procedure processuali che la vedono estranea o addirittura dimenticata e che avvertono come incomprensibili, se non addirittura ostili.  Tale tipologia di vittima, per l’oppressione che subisce, si trova in una condizione di assoggettamento che non le permette di mantenere la lucidità necessaria ad individuare il reale confine tra Stato e mafia; e, molto spesso, si trova costretta, suo malgrado, a scegliere tra i due, vale a dire tra la libertà di tentare di affrancarsi dalla mafia o la rassegnazione di rimanere per sempre vittima della criminalità organizzata. Chi, tra noi, riveste un ruolo istituzionale, deve fare in modo che nessuno debba più trovarsi davanti al bivio di scegliere tra Stato e mafia. Noi Istituzioni abbiamo il dovere di adottare ogni iniziativa necessaria  perché sia ricostituita la certezza del diritto che deve caratterizzare uno Stato democratico”. Wanda Ferro ha parlato anche della necessità di riformare la normativa sullo scioglimento dei comuni, che nel tempo ha rivelato diverse criticità. Per Wanda Ferro occorre una norma che riesca a contrastare la pervasività criminale quando questa interessa i gangli della burocrazia, ma anche che possa garantire una possibilità di effettivo contradditorio, seppur contemperata con le esigenze di rapidità dell’intervento e di segretezza dei procedimenti penali in corso. Anche per il tema delle interdittive antimafia sarebbe opportuno definire termini perentori per la definizione dei ricorsi, tenendo sempre bene a mente, però, che, nonostante necessitino di correttivi, sia i commissariamenti dei comuni che le interdittive antimafia non sono provvedimenti contro le comunità, ma a favore delle comunità, della democrazia e della libertà”.

 

 

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