Ha cambiato la moda nel mondo. Ha inventato la figura della top model. E’ decisamente un calabrese da Hall of Fame.

E’ Gianni Versace ed è il mito del mondo della moda, il suo brand non marchia solo abiti, ma cultura, sogno e immaginazione, arte e musica. La sua tragica morte non ha fatto che alimentare il suo mito.

Giovanni Maria Versace, detto Gianni, nasce a Reggio Calabria il 2 dicembre del 1946. Fin da adolescente vive immerso nella moda, respirando e spiando creatività nell’atelier della madre al civico 13 di via Tommaso Gulli, nei pressi del Duomo, dove tutt’oggi si trova una boutique Versace. La madre era la sarta più rinomata di Reggio Calabria ed affermava a tutti: “Mio figlio è interessato alla moda”.

Il giovane Gianni prova la sua arte sulla sorella minore Donatella, trasformandola a soli 11 anni in una bambola dai capelli biondo platino in minigonna e stivali alti di pelle.

Nel 1978 arriva la consacrazione, con la presentazione della prima collezione firmata a suo nome al Palazzo della Permanente di Milano, stesso anno in cui nasce la Gianni Versace Spa. Nel 1982 vince l’Occhio d’oro come Migliore stilista per le collezioni donna, già innovative grazie all’introduzione della maglia metallica, il metal mesh.

Poi, la nascita del fenomeno delle supermodelle strapagate, vere e proprie icone come Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista e Christy Turlington.

Ed ancora Claudia Schiffer, Helena Christensen, Carla Bruni, Yasmeen Ghauri e Karen Mulder.
“Quando nasci in un posto come la Calabria, e tutto intorno c’è la bellezza, delle terme romane, dei monumenti greci, non puoi fare a meno di essere influenzato dalla classicità”. La Calabria e la sua cultura, oltre ad una storia unica al mondo, lo hanno orientato alla mitologia greca nella scelta della Medusa come simbolo del marchio, immagine della femme fatale che ammalia e pietrifica: “Chi si innamora di Versace non torna indietro”, diceva lo stilista.
A Miami, però, nel 1997, il suo mito subisce una consacrazione involontaria, che lo ha reso tragicamente immortale. Nella casa Casuarina, il 15 luglio del 1997, il pluriomicida Andrew Cunanan spara due colpi in testa a Gianni Versace, uccidendolo sul colpo sulle scale della villa. Nove giorni dopo, nella camera da letto di una casa galleggiante nella baia, Cunanan si spara alla tempia utilizzando la stessa pistola dei suoi omicidi. Non è mai stato trovato un legame tra lui e Versace, il cui corpo viene cremato e sepolto sul lago di Como.
La seconda stagione di American Crime Story, in onda su Fox Crime, racconta l’omicidio Versace basandosi sui fatti scritti da Tony Di Corcia, mai ufficializzati dalla famiglia Versace che non ha appoggiato l’uscita della serie.
Oggi, la famiglia, per lui da sempre unico punto di riferimento concreto, porta avanti ciò che lui ha reso eterno, vale a dire trasformare la bellezza dei luoghi natii in abiti rivoluzionari, in grado di mutare per sempre l’immagine delle donne ed incidendo sulla valorizzazione delle stesse in ambito sociale. Perché la donna, per Gianni Versace, così come la Calabria, sono state amate e rese ancor più abili di diffondere bellezza e poesia, generando pensieri e sensazioni che hanno magicamente influenzato la seconda metà del XX secolo.
Con un pizzico di spirito critico vogliamo sottolineare che Gianni Versace per la Calabria ha fatto tantissimo. Ma pare che anche nel suo caso, come in tanti altri, in terra calabra chi aveva ruolo ed oneri di rendere tutto questo un riflesso di una crescita sociale ed economica della regione abbia miseramente fallito.