L’aria è fresca, si attende l’ultima ondata di caldo e poi tutto sarà finito. Agosto a me piace, anche se mi sta un po’ antipatico per un motivo. Uno solo. Quando inizi ad abituarti al relax, alle belle giornate, agli aperitivi con gli amici, alla pace, ti riporta alla dura realtà.

E lo fa all’improvviso, come quando alle scuole elementari ricevevi lo scappellotto della maestra di italiano solo per aver sbagliato una virgola nel compito in classe. Non te l’aspettavi.

Ma ad agosto voglio comunque bene, nonostante la percentuale di disistima, perché rappresenta quei trentuno giorni dove la quotidianità estiva è di casa. Dove per almeno due settimane ti puoi alzare alle 9 del mattino senza l’incubo della sveglia. Dove puoi fare colazione al bar in costume, camicia di lino e infradito. Dove ti puoi godere senza pensieri il sole della Calabria. In montagna o al mare non fa differenza.

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Ad agosto rivedi quasi tutti i tuoi compagni del liceo, con i quali hai condiviso la maturità e un pezzo importante di vita. C’è chi è sposato, chi lavora all’estero, chi ha due figli da mantenere. Ma ad ogni agosto gli stessi ricordi riaffiorano imperterriti.

“Era bello quanto rubavamo il gessetto della scuola per scrivere sulle strade”.
“Certo, e tu ricordi quando facevi la corte a Claudia la quale era, però, innamorata di Lucio?”.

E così via, ogni agosto trascorso in Calabria è un’immersione nelle cose belle che vincono sui problemi, sui pensieri, su quello che verrà. Ma a me piace, lo ripeto perché le risate prendono il sopravvento anche quando vieni sorpreso da un temporale in motorino. E, non lo nascondo, agosto mi mancherà.

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Mi mancherà il mare cristallino di Capo Vaticano, il tartufo di Pizzo mangiato dopo venti minuti di attesa, gli alberi secolari della Sila, il lago, i funghi, il bagno a mezzanotte, Catanzaro Lido, Caminia, i balli improponibili, l’Etna visto da Reggio Calabria, il corso di Cosenza, la notte di San Lorenzo, l’Arcomagno, Scilla, Soverato, Tropea, i mostaccioli di Soriano, i falò, il lungomare di Crotone, l’alba, il tramonto mozzafiato sul mare, le tavolate con gli amici e il bacio non dato a Lucrezia il 10 agosto del 1984. Avrò nostalgia, persino, del frinire delle cicale alle 2 di notte che non ti fanno prendere sonno e degli ombrelloni chiusi al tramonto.

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Come in un sogno, interrotto all’improvviso quando alla radio passa, per l’ennesimo agosto, “L’estate sta finendo” dei Righeira. Un brano che conosci a memoria e che ti porta il magone a livelli altissimi per un’altra stagione estiva terminata. In attesa di settembre. Dell’autunno. Dei colori. Delle foglie che cadono e di nuove avventure.

Redazione CalabriaLibera