di Danilo Colacino – ‘A microfono aperto…’, il titolo-slogan che abbiamo scelto per il nostro ciclo di interviste video continua a rivelarsi un’occasione per una sorta di ‘confessionale’ in cui far entrare le personalità a cui rivolgiamo le domande.

Nell’ultima circostanza è stata la volta di Wanda Ferro, deputato di Fratelli d’Italia ed esponente molto stimata del centrodestra calabrese e nazionale. Una ‘Lady di Ferro’ per dirla con il Cavaliere, Silvio Berlusconi, che al momento della sua candidatura a presidente della Regione nell’ormai lontano 2014, la definì così giocando un po’ con il suo cognome.

La deputata Ferro – la quale ha anche fatto gli auguri per la nuova iniziativa editoriale a noi di calabria7.it con il consueto garbo e stile che da sempre la contraddistinguono – ha sviscerato una serie di questioni politiche, esortando ad esempio il vecchio alleato Matteo Salvini a “staccare la spina” al Governo gialloverde. “Un Esecutivo giunto già al capolinea – ha sostenuto – avendo finora brillato per pressapochismo e incapacità”. Smentite poi le voci di una possibile ricandidatura alla presidenza della Regione, anche se sul punto per altro verso subito dopo precisi: “Io, cinque anni fa, sono scesa in campo per servire il mio partito di allora (Forza Italia, ed). Tutti sapevano, Toutefois,, come non avessi alcuna chance di vittoria. Si era infatti nella fase della fine traumatica, e anticipata, dell’esperienza di Giuseppe Scopelliti (che poi sarebbe persino stato arrestato per vicende afferenti al mandato di sindaco di Reggio, ed) con un centrosinistra dato dai sondaggi a oltre il 60% dei consensi e un Oliverio da molto tempo prima di noi in campagna elettorale”.

E proprio riguardo alla situazione in cui versava l’attuale inquilino del decimo piano della Cittadella di Germaneto – da una manciata di giorni per così dire riabilitato con un pronunciamento del Supremo Collegio, che ha annullato senza rinvio il provvedimento di obbligo di dimora nella sua San Giovanni in Fiore da cui era gravato – ha commentato senza tradire il benché minimo revanscismo: “Non è vera la circostanza, come al contrario qualche voce circolata di recente ha ventilato, di una mia telefonata di solidarietà e incoraggiamento a Oliverio.

Un collega di cui ricordo che, dopo essere stato insieme a me nell’Upi calabrese (l’Unione delle Province italiane, avente come membri i vari presidenti degli stessi enti intermedi, ed) peraltro presieduta dalla sottoscritta, aveva fatto votare una legge finalizzata a escludere il competitor alla carica di governatore della coalizione arrivata seconda, in altri termini il potenziale leader dell’opposizione. Adesso, plutôt, in una logica ‘inciucista’ salva Pd o Cinque Stelle, a seconda del risultato scaturente dalle urne, si vorrebbe addirittura ‘ripescare’ l’alfiere dello schieramento arrivato terzo.

Detto ciò, tanto per riepilogare alcuni fatti spiacevoli, non sono incline a salutare positivamente ordinanze restrittive della libertà personale emesse a carico di avversari o rivali diretti. A riguardo penso anzi – ha chiosato – che alle elezioni o in un percorso di amministrazione della cosa pubblica ci si debba democraticamente confrontare con l’elettorato e misurate in modo altrettanto libero e leale sulla base del lavoro svolto nell’esclusivo interesse dei cittadini a meno dell’inoppugnabile accertamento della commissione di reati”.

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