La Calabria è da sempre leggenda. Un luogo del pianeta che ha segnato ogni tempo dell’umanità.

Un frammento di terra, ricco di storia, che sin dalla sua nascita ha raccontato sprazzi di civiltà sublime, divenendo la culla di ogni cultura presente nel mondo. Diversi geologi attribuiscono alla Calabria l’appartenenza all’ipotetico continente denominato Tirrenide.

Formato nel Mesozoico in corrispondenza dell’odierno Mediterraneo occidentale, avendo per centro l’area oggi occupata dal Mar Tirreno, sarebbe sprofondato alla fine del Terziario.

Il nucleo cristallino e paleozoico di questo continente, collegato come struttura e come origine con le Alpi, fu contornato nel Neogene dalle più recenti catene della fase orogenica alpina (Appennino, Monti Peloritani), dopo di che, a partire dal Pliocene, s’inizia lo sprofondamento di esso, con la formazione delle profonde fosse del Tirreno e un po’ più tardi avviene la separazione anche dall’Africa, mentre sorge una ghirlanda di vulcani periferici o marginali, oggi in gran parte estinti: Orciatico, Roccastrada, Amiata, Vulsinio, Cimino, Sabatino, Laziale, Vulture, Flegreo, Vesuvio, Stromboli, Etna; e, in Sardegna, M. Arci, M. Ferru, ecc. Residui ultimi della Tirrenide, in parte interamente isolati, in parte saldati oggi alla penisola italiana, sarebbero la Corsica, la Sardegna, le isole dell’Arcipelago Toscano, le Alpi Apuane, l’Argentario, il Circeo e la Calabria.

E se Tirrenide, ipotesi probabile ma non accertata, rimane ad oggi una leggenda, ben altre sono invece le prove che documentano l’intensa civilizzazione della Calabria a partire già dal Paleolitico inferiore, documentato dalla rappresentazione, graffita su un macigno, di un bos primigeni (bisonte), scoperta nel 1962 a Papasidero in provincia di Cosenza dal direttore del museo comunale Agostino Miglio, su segnalazione però di Gianni Grisolia e Rocco Oliva.

Le varie ricerche archeologiche effettuate in Calabria, hanno reso la regione una tra le più note d’Italia per la ricchezza di reperti risalenti alla preistoria. Gli oggetti ritrovati nella località di Casella di Maida (Catanzaro) sono testimonianza del più antico insediamento di Homo Erectus databile tra 700.000 e 500.000 anni fa . Anticamente le grotte abitate da questi ominidi si trovavano nei pressi di una spiaggia battuta dal mare, oggi sostituita da un ambiente a macchia mediterranea .

Un industria levalloisiana-musteriana è stata scoperta a Rosaneto di Tortora, (Cosenza) nei pressi della foce della fiumara Noce-Castrocucco, antica di 250.000 anni. In questo sito sono state rinvenuti strumenti. Al Paleolitico medio appartiene il sito venuto alla luce a Grotta di Torre Talao (Scalea).

Lo scoglio di San Giovanni di Cirella, grande ammasso calcareo, scoperto nel 1932 da alcuni operai impegnati in una cava di pietrisco delle Ferrovie dello Stato.

La grotta è ormai scomparsa completamente da più di quarant’anni abbattuta e distrutta dalle ruspe e dalle trivelle, per la costruzione della Superstrada. Non lontano dallo scoglio vi è la stazione litica di Grotta di Torre Nave a Praia a Mare, (Cosenza) risalente a 125.000 anni fa.

In queste grotte, durante gli scavi effettuati dal 1914 al 1932, furono ritrovati resti di fauna a cervidi e altre specie tipicamente di ambiente montano. Più recenti sono le grotte del Romito a Papasidero (Cosenza) di un’epoca compresa tra 35.000 e 10.000 anni a.C..

La prima testimonianza di presenza umana in Calabria, che in pratica nasce nel segno del Toro, è il famoso bos primigenius della Grotta del Romito di Papasidero, rinvenuto nel 1961 e datato dagli esperti a oltre 9.000 anni prima di Cristo, di cui oggi si conserva una riproduzione al Museo Nazionale di Reggio Calabria. L’incisione dell’animale venne scoperta da Paolo Graziosi che la giudicò “una delle più belle ed importanti manifestazioni di tutta l’arte preistorica italiana”.

Del periodo neolitico, a Favella della Corte, nella Sibaritide, sono stati rinvenuti i resti di un villaggio a capanne. Altri insediamenti coevi sono quelli di Cassano, Amendolara, Curinga e Girifalco, dove emergono insediamenti più sparsi, non più grotte isolate ma vere e proprie necropoli, a dimostrazione di civiltà più progredite.

Tra queste Torre Galli, nel vibonese, e Torre Mordillo, fra i fiumi Esaro e Coscile, dove sono state rinvenute delle laminette auree con iscrizioni orfiche. La Calabria è piena di testimonianze, anche evolute, dell’età del bronzo e del ferro, come si può dedurre dal ritrovamento di oggetti in ambra, oro e argento. Importanti, soprattutto per l’età del ferro, i reperti di Tiriolo (in foto).