di Danilo Colacino – La Calabria, suo malgrado, protagonista del dibattito politico nazionale. Ed è già una notizia per una regione che quasi sempre non è certo centrale nelle dinamiche italiane. A evocarla, comunque, in questo lungo e decisivo pomeriggio, ancora in corso peraltro, è per primo il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, che dice sostanzialmente a Matteo Salvini: “Ti sei presentato in Calabria con il Rosario in mano e hai fatto un gesto pericoloso in una terra come quella”, che peraltro il senatore Morra conosce bene: abitandoci e lavorandoci. Piccata la risposta del leader del Carroccio, come ovvio, che commenta bollando l’intemerata morriana alla stregua di una posizione priva di senso. Ma la sostanza delle cose, almeno per quel che riguarda la Calabria, non sta certo nel duello dialettico a distanza Morra-Salvini.

La verità è che se il Governo dovesse cadere o procedere a strappi, per così dire, per un altro anno circa prima delle elezioni – ipotizzabili a giugno 2020 – lo scenario politico del Paese potrebbe radicalmente cambiare. E allora tutto sarebbe possibile, persino che un presidente della Regione calabrese -democraticamente eletto con una certa maggioranza – si ritrovi improvvisamente con le carte in tavola cambiate. Difficile, infatti, pensare che la Lega sarà egemone nella contesa per il vertice della Cittadella così come lo potrebbe essere, quantomeno stando ai sondaggi attuali, nella partita incentrata sul futuro del Governo.

Cosa accade, allora? Che gran parte dei politici calabresi sono con gli occhi incollati alla tv. E stanno avidamente guardando, magari al contempo consumando i telefonini con i loro referenti o meglio danti causa romani, in attesa di capire cosa succederà. Perché, se si vota anche per il rinnovo delle Camere, per molti di loro sarebbe una iattura. Dovranno dunque annusare l’aria o procurarsi notizie dell’ultimissima ora per poi collocarsi nel migliore dei modi. Cosa accadrebbe, ad esempio, se il Pd si spaccasse con l’ala renziana pronta a costituire un nuovo partito o il centrodestra perdesse Forza Italia e qualche altra gamba del vecchio schieramento, arroccandosi sul fronte sovranista formato soltanto da Lega e Fratelli d’Italia? Tutte ipotesi allo stato e alcune delle quali anche suggestive, per carità. Ma, come diceva l’impareggiabile Totò, chi si ferma è perduto e mai come stavolta.

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