Le cicale che cantano, i raggi del sole che oltrepassano i vetri delle finestre, il cielo azzurro che fa da cornice agli uccellini che svolazzano. É domenica, giorno di riposo nonostante questo strano periodo.

Le città sono vuote, la frenesia della settimana è sparita dando spazio alla meravigliosa sensazione di rilassarsi con la vista di un mare cristallino o con un verde incontaminato della montagna. La colazione fatta di fretta, con caffè e biscotti della nonna, la borsa frigo preparata la sera prima e ultimata in pochi secondi sono l’emblema della domenica calabrese.

E poi via, verso posti straordinari. Verso quei posti dove il mondo sembra essersi fermato. La genuinità della classica domenica calabrese la riconosci subito. Persino da Assunta, la nonnina di 80 anni capace di ospitare tutti sotto il suo ombrellone fissato nello stesso punto da ormai 70 anni. Perché l’ospitalità o ce l’hai o non ce l’hai. E, in questo, li calabresi sono in cima alla classifica.

Le urla dei bambini, il silenzio della natura con le farfalle che ti sfiorano il viso, il profumo di frittata appena fatta, quello dei funghi saltati in padella, della salsa fresca di pomodoro e della pasta fatta in casa. Le due facce della stessa medaglia. Quella medaglia chiamata Calabria, la quale può contare, in un batter d’occhio, delle peculiarità del mare e della montagna, distanti pochi chilometri e raggiungibili facilmente.

E ogni domenica è sempre la stessa storia, anche in autunno, inverno e primavera. Il settimo giorno della settimana viene vissuto con entusiasmo, mai con distacco, anche in quei pomeriggi grigi dove il divano è l’amico preferito. E quando parlo di domenica calabrese mi viene in mente il brano di Lucio Dalla e una sua strofa in particolare. Parla della domenica, di quell’esatto momento che precede il lunedì, dunque il lavoro, il caos, la frenesia e i pensieri. “Però dal cielo comincia a scendere la sera, sulle tovaglie di qualche ristorante si possono vedere già le stelle. Mentre si accendono qua e là. Non voglio andare a casa è domenica, voglio pensare solo a te. A te che dormi su una nuvola. A te con me e a me con te. Domenica d’estate ho freddo senza te. Le stelle ci son tutte ma, ma nel mio cuore nevica. Domenica d’estate e noi lontani come statue noi, perché tra poco passa un autobus. Fa un’altra corsa è l’ultima”.

Redazione CalabriaLibera