Se c’è una civiltà che in Calabria ha segnato la storia, quelli sono i Bruzi (Brettii), una moltitudine di uomini di varia origine, per la maggior parte servi fuggiaschi.

Si insediarono nella parte centrosettentrionale della regione verso la metà del IV secolo a.C., costituendo una confederazione, con sede a Consentia, l’odierna Cosenza.

Non furono, se non marginalmente, influenzati dalla civiltà della Magna Graecia e si opposero ai Romani, coloro che con tutte le forze operavano per annientare la cultura calabrese che non si assoggettava all’interesse di Roma.

Quando Roma contese con Pirro, re dell’Epiro, il predominio dell’Italia meridionale, i Bruzi e le città magnogreche si schierarono contro Roma, ma fu la vittoria di Eraclea (280 a.C.), in cui Pirro usò gli elefanti ignoti ai Romani, la fine di tutto.

Arrivato a Locri, Pirro si impossessò delle ricchezze del tempio di Persefone, la dea dell’oltretomba e del culto delle stagioni, un tesoro maledetto, che generò solo sconfitte per il re dell’Epiro. Lo scontro decisivo avvenne nel 275 a.C. a Maluentum, l’odierna Benevento. Ridotti alla povertà, la ribellione dei Bruzi esplose nel corso della seconda guerra punica. Infatti, dopo la vittoria di Annibale a Canne (216 a.C.), i Bruzi si schierarono con Cartagine, mentre le città magnogreche insieme a Consentia con Roma.

I Bruzi furono determinanti per le vittorie di Annibale, che si spostò nel Bruzio a partire dal 205 a.C. Vi rimase per due anni, fino a quando, ripetutamente sconfitto, ritornò in Africa, non senza avere dettato, nel tempio di Hera Lacinia, una stele in cui narra le sue gesta.

Poi, la rivolta degli schiavi guidati da Spartaco, il gladiatore romano di origine Tracia, vide nelle terre dei Bruzi uno dei focolai più indomabili e nella Silva, l’odierna Sila, uno dei territori più inaccessibili al controllo di Roma.

Ma Spartaco fu accerchiato e sconfitto e Roma prese il dominio scegliendo come città roccaforte Crotone, Temesa, Turio e Vibo. A Leucopetra soggiornò nel 44 a.C. Cicerone, raccontando che “la Magna Graecia è ormai completamente distrutta“. Fin dal 132 a.C., a fini militari e commerciali, il console P. Popilio Lenate aveva fatto aprire la Via Popilia, che diventò l’asse dove si svolse lo sviluppo della regione.

Ma i calabresi dell’epoca non volevano la distruzione della loro cultura, come Roma cercava di fare, e celebre divenne la repressione dei baccanali, documentata dal celebre decreto senatorio del 186 a.C., ritrovato nel 1640 a Tiriolo.

Le terre assegnate agli aristocratici romani, venivano coltivate da servi Bruzi, determinando il consolidamento del latifondo e lo sfruttamento selvaggio del territorio, che determinò dissesto, inondazioni, frane e, nelle zone costiere e pianeggianti, la piaga della malaria determinando la decadenza delle città magnogreche.

Fu questo periodo a determinare la scelta delle aree interne e l’abbandono dell’attività costiera della Calabria. Poi, giunse la diffusione del Cristianesimo, con S. Paolo che nel febbraio del 61 d.C. si fermò a Reggio per un solo giorno. La nuova idea cristiana provocò un’altra ribellione contro i pagani Romani, nel 305, con Bulla, patrizio bruzio, che sfidò l’impero con 600 cavalieri e cinquemila soldati in Sila, ma anche questa sommossa fu repressa e Roma continuò a dominare.

Il museo Civico dei Brettii e degli Enotri