Vibo Valentia – Un sopralluogo non comunicato ad altri soggetti e, quindi, assolutamente inatteso, e’ stato compiuto dal direttore scientifico e dal direttore generale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria (Arpacal), Oscar Ielacqua e Sabrina Santagati, all’invaso Alaco in provincia di Vibo Valentia per verificare, e’ scritto in una nota, ”le condizioni in cui versa”. L’invaso dell’Alaco, oggetto di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, fornisce l’acqua a 19 comuni della provincia vibonese, mentre i restanti comuni vengono riforniti da altre fonti di approvvigionamento idrico (pozzi e sorgenti comunali). ”Nel corso della visita alle varie sezioni impiantistiche – ha sostenuto Ielacqua – e’ stata verificata la qualita’ di tutto il ciclo produttivo. Abbiamo constato che nel corpo della diga, la presenza di distinte bocchette di presa consente al gestore di scegliere da quale profondita’ dell’invaso derivare l’acqua; al momento della visita ci e’ stato riferito che la derivazione veniva effettuata dalla bocchetta piu’ vicina alla superficie. Un pannello di controllo, infine, rileva i dati idrologici e termometrici ed un’altra strumentazione controlla il comportamento strutturale ed idraulico della diga”. Da biologi quali sono, Ielacqua e Santagati hanno voluto anche assaggiare l’acqua all’uscita dell’impianto di potabilizzazione, per verificare le condizioni organolettiche che il gestore dell’impianto garantisce. ”Acqua assolutamente incolore ed inodore, senza quel retrogusto di cloro tipico degli impianti di potabilizzazione – ha commentato Ielacqua -; se il problema esiste, va ricercato forse nelle reti idriche urbane dove, la vetusta’ degli impianti e la non costante manutenzione, potrebbero incidere sulla qualita’ dell’acqua che esce dal rubinetto delle case dei vibonesi”.