Un calo delle presenze del 15-20% con punte del 30%. Sono i primi dati sull’andamento della stagione turistica in Calabria,forniti all’Agi dai vertici di Federalberghi, (la federazione degli operatori del settore aderente alla Confcommercio), che confermano la crisi dell’industria delle vacanze. “La situazione calabrese – dice il presidente Vittorio Caminiti – si presenta a macchia di leopardo. Ci sono località dove le istituzioni e gli operatori hanno lavorato molto bene, ottenendo dei risultati apprezzabili. In altre, dove la politica ha dimostrato il suo disinteresse, è andata meno bene”.

Le ragioni del calo sono in gran parte riconducibili alla congiuntura economica negativa. “La Calabria ha finora puntato ad un mercato di nicchia, in particolare su quello costituito dalle regioni limitrofe. In questa situazione di crisi che colpisce soprattutto il Sud, la Calabria turistica risulta maggiormente penalizzata”. Va un po’ meglio per quanto riguarda i mercati esteri. “L’arrivo di turisti stranieri – continua Caminiti – fa registrare piccoli aumenti. Quelle località che hanno puntato sull’estero hanno potuto almeno in parte compensare il calo generale. In alcuni comprensori si è riusciti ad ottenere presenze in linea con quelle registrate lo scorso anno, che erano comunque già basse”. Il dato preoccupante è quello relativo al mese di agosto. “Se non si lavora in agosto – spiega il presidente della Federalberghi calabrese – è come se non si lavorasse per l’intera stagione. Notoriamente giugno, luglio e settembre non sono periodi di grandi flussi turistici ed i prezzi sono comunque più bassi. È in agosto che in genere gli albergatori riescono ad incrementare le presenze e quindi a far quadrare i conti”. Secondo Caminiti, “in Calabria mancano politiche di incentivazione del turismo giovanile e di quello della terza età, in modo da estendere la stagione turistica a tutto il periodo estivo”.

La carta vincente potrebbe essere rappresentata dagli stranieri. “Russi e tedeschi – spiega Caminiti – abituati a climi rigidi e poco abituati al caldo afoso, preferiscono spostarsi nei mesi in cui il clima è più tipido. Per esempio in giugno, ma anche a settembre, ottobre e novembre”.

Franco Ferrarello, presidente della Federalberghi catanzarese e vice presidente di quella regionale, parla di “situazione drammatica” nel catanzarese. “Mi riferiscono – spiega – di cali del 15% in media. Ma, al di là della contrazione delle presenze – spiega – quello che è più drammatico è il calo degli introiti, dovuta all’abbattimento dei prezzi, sia pure a fronte di costi immutati o addirittura aumentati”. Ferrarello parla di cali consistenti anche nel reggino, con ampia disponibilità di camere vuote in alcuni centri rinomati, come Scilla. “Agosto – aggiunge – non salverà la stagione turistica. Non c’è stata purtroppo una domanda forte. È il sintomo di una crisi generale, come dimostra l’incremento della vendita di alcuni generi alimentari: segno che la gente preferisce cucinare a casa piuttosto che spostarsi per trascorrere le vacanze lontano da casa. Tanti, anzi, hanno rinunciato alle ferie”. (AGI)