Sembra essere diventato il mostro calabrese, il simbolo del malaffare, colui che dirigeva il connubio malefico tra politica e criminalità. E’ Gianpaolo Bevilacqua, ex vicepresidente della Provincia di Catanzaro, arrestato nel corso dell’operazione Perseo, nella quale risulta essere indagato anche il senatore Piero Aiello. Nell’ordinanza che ha portato al suo arresto, il gip Abigail Mellace afferma che Bevilacqua è stato «il tramite con il mondo imprenditoriale catanzarese, cioè un insostituibile intermediario che, mettendo al servizio della cosca le sue qualificate conoscenze, ha operato in concreto al fine di instaurare un preciso canale di collegamento fra l’impresa innegabilmente mafiosa di Giuseppe Giampà e il settore della grande distruzione di prodotti alimentari». Il politico e la cosca. Bevilacqua, che gestiva gli affari dei Giampà, facendosi tramite con il mondo imprenditoriale catanzarese ed imponendo prezzi e logiche di mercato. Questo il ritratto di un uomo che con tutta onestà in molti hanno sempre considerato simpatico, per bene, e soprattutto utile. Una macchina di voti impressionante, come però ne esistono molte in Calabria. Proprio oggi Bevilacqua è stato revocato dal Cda della Sacal, come voluto e richiesto dal commissario della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro. Ed in tanti sono i politici e non che scandalizzati da Bevilacqua ne hanno preso pubblicamente le distanze. Tuttavia qualcosa puzza. Perchè ad analizzare anche le intercettazioni diffuse che riguardano l’ex vicepresidente della Provincia, il simpatico, così lo definivano tutti, Bevilacqua assumeva i connotati che ben ricordano un luogo comune, quello di un sistema clientelare che in molti in Calabria denunciano ma che pochi ammettono. Ebbene il Bevilacqua, con il suo modus operandi del faccio tutto io, me la vedo io, e con i suoi atteggiamenti di chi sente di aver potere, recandosi da aziende per stabilire prezzi e modalità di vendita dei prodotti, vantandosi di conoscere e di essere, promettendo favori e assunzioni, sconti e benefici, incarnava proprio quel sistema clientelare molto folkloristico e comunque tanto efficiente che appartiene a molti politici calabresi. E allora vien da dire, che anzichè concentrarsi a rendere il Bevilacqua capro espiatorio di un sistema che da queste parti è quasi regola, anzichè emarginarlo e accusarlo di essere un male raro e assassino, anzichè dare sfogo alle incredibili ipocrisie viste in questi giorni, mentre per altri noti personaggi sotto inchiesta si accavallano attestati di stima e di fiducia, si cominci a dire basta e a rendere pubblico un sistema che tutti conoscono, ma che molti fanno finta di non aver mai visto. Di Bevilacqua in Calabria purtroppo ce ne sono tanti, troppi. Di pseudo politici che battono i territori vantandosi di poter tutto, promettendo lavori e favori, che poi risultano eletti con migliaia di voti nelle istituzioni pubbliche, la Calabria ne è piena. E allora l’operazione Perseo sia esempio e monito per tanti che vivono da anni questo sistema, ma sia anche speranza per chi da anni, cioè i calabresi, questo sistema lo subisce. Perchè la Calabria è abitata anche e soprattutto da gente onesta, da politici che hanno voglia di cambiare e di imprenditori che da anni lavorano con sacrificio nella legalità. Il nuovo sistema che serve alla Calabria e ai calabresi deve iniziare da qua.